Map  and description

 courtesy of Graziano Tortelli

Santa Maria a Buiano La pieve di Santa Maria a Buiano, pochi chilometri distante dal centro abitato di Poppi, sorge su una preesistenza romana. La pieve di Santa Maria è una chiesa che si trova in località Buiano, a Poppi, in provincia di Arezzo. Va ricordato che in epoca medievale esisteva “la strada delle pievi”, un percorso che da Arezzo raggiungeva l’alto Casentino tenendo la destra dell’Arno e toccando tutte le importanti pievi medievali. In pratica si attraversava l’Arno a Ponte Buriano, poi, camminando verso nord parallelamente a fiume s’incontrava dopo qualche chilometro Sietina, quindi la Pieve di Socana, prima di Poppi la Pieve di Buiano, poi la Pieve di San Martino a Vado a Strada, per ultimo Romena. Chi avesse continuato poi verso Firenze avrebbe incontrato anche la Pieve di Montemignaio. La chiesa è una delle più antiche pievi del Casentino; nota dai primi anni dell’XI secolo, fu assegnata nel 1161 all’abbazia di Capolona. Si articolava in origine in tre navate concluse da tre absidi. La chiesa attuale, databile al XII secolo e ridotta di un terzo della navata centrale originaria, conserva l’abside maggiore e tre archi per parte poggianti sui pilastri che oggi delimitano i fianchi dell’edificio, il cui paramento murario è costituito da piccoli conci di pietra alberese disposti a filaretto. Sono inoltre visibili resti dell’abside settentrionale e le fondamenta delle navate laterali. La cripta mantiene l’assetto primitivo, con tre piccole navate coperte da volte a crociera, e divise da quattro colonnine concluse da un’ampia abside semicircolare. Viene ricordata dal 1001 e affidata dall’imperatore Federico I al beneficio dall’abbazia di Capolona. È stata gravemente manomessa e ridotta a singola navata ma in origine doveva avere 3 navate terminanti ciascuna con un abside, e interamente coperta a capriate. La cripta invece mantiene l’impianto originario . Le prime testimonianze documentarie sulla pieve, impiantata sui resti di un edificio termale romano, risalgono ai primi anni del Mille.

from Capolona TownHall website

Capolona, the chief town of the homonymous village, has an unusual history. The village extends on the slopes of the Pratomagno southwards and on the right bank of the Arno River and it coincides historically with the possessions of the very ancient Abbey of San Gennaro in Campoleone. In reality Capolona is a name that does not identify one centre in particular, but a whole area, as it changed over the centuries the location of the chief town; after the abandonment of the Abbey, which is placed near the current built-up area of Castelluccio, the territory was linked to other communities (particularly to Subbiano, on the other bank of the Arno River) up to the Napoleonic domination. In 1808 it was established the district of Capolona, Bibbiano and Belfiore and the municipal seat was in Castelluccio, the nearest centre to the ancient Abbey and it got the name of Capolona. Previously the name was passed to a neighbouring locality, the seat of the parish church of San Giovanni, a place until then called Sulpiciano.
In more recent times, the chief town, and therefore the name, has passed to the current Capolona, a group of buildings built at the foot of Caliano, next to the bridge over the Arno River and around the shoe factory Fratelli Soldini, which was built at the end of the fifties in the 20th century.
Capolona has therefore largely a modern aspect, along the Arno River and it is crossed by the regional road no. 71 and by the railway Arezzo-Pratovecchio-Stia.
The village becomes part of the landscape in a point where the Casentino and the Arno Valley open into a wide fan which is a sign of the broad tract formed by the confluence of the Val di Chiana in the Valdarno and where the Arno River “makes a wry face” to Arezzo. The territory is crossed by short streams that flow down from the southernmost watershed of the Pratomagno, which is quite steep over the chief town, but it softens towards Pieve San Giovanni.
Capolona is in the middle of an area that is notably interesting for its historical events: important archaeological finds also of Neolithic origin have been discovered around the small villages of Cafaggio, Cafaggiolo, Cicaleto and Vico.
The Abbey of San Gennaro in Campus Leonis (from which the name “Capolona”) was founded in 972 A.D. and later entrusted some Benedictine monks coming from Montecassino. From the 10th to the 12th century at the time of its greatest power, the list of the properties of the Abbey of Campoleone was huge: castles and courts from the Casentino to Umbria. Among the renowned guests of the Abbey there was Pope Alexander II, who stayed there in September 1064. From the end of the 14th century the slow decline of the Abbey began, which was later abandoned, with the consequent decadence of the corresponding built-up area.
The most important monument of Capolona is the Parish Church in Sietina that you may see almost in its original form (excluding the bell tower of the early 20th century). The Parish Church in Sietina is remembered from the beginning of the 11th century under the name of Santa Maria Maddalena of Setrina and it is in the “barbarian land”, an evocative term to define a large area between Arezzo and the Casentino where, at the beginning of the year 1000, the sign of the people of Germanic line was still strong, a line which in the past centuries had occupied and settled in these lands. In the Parish Church in Sietina there are fourteenth-century and Renaissance frescoes brought to their ancient glory by a recent restoration.
Many small villages still maintain a typical medieval look with more or less evident traces of walls. Among them there are Castelluccio with its “Portaccia”, Pieve di Cenina, Pieve di San Martino Sopr’Arno and Pieve San Giovanni with very ancient parish churches and the church in Il Santo with testimonies of Byzantine origins, Bibbiano with well-preserved parts of the wall, and then Lorenzano, Baciano, Ponina, Cenina, Migliarino, Vezza, Casavecchia, Busseto, Apia, Santa Margherita, Poggio al Pino, Figline, Busenga, Ierna and many other small hamlets and farmhouses scattered in the hills.
Do not forget to visitthe series of traces of defensive and fortified structures that were probably part of the defensive system dating back to the early Middle Ages: Lorenzano, Casella, Caliano, Belfiore.
A whole territory to be discovered on foot, by mountain bike or by horse, which makes the visitor the true protagonist, driving him to the search of landscape foreshortenings and panoramic views of rare beauty.
Capolona si trova al centro di un territorio notevolmente interessante per le sue vicende storiche: importanti ritrovamenti archeologici anche di origine neolitica sono stati scoperti intorno alle località di Cafaggio, Cafaggiolo, Cicaleto e Vico.
L’Abbazia di San Gennaro a Campus Leonis (da cui “Capolona”) fu fondata nel 972 d.c. e successivamente affidata ad alcuni monaci benedettini provenienti da Mantecassino. Dal X al XII secolo nel momento della sua maggiore potenza, l’elenco delle proprietà della Abbazia di Campoleone era enorme: castelli e corti dal Casentino all’Umbria. Fra gli ospiti illustri dell’Abbazia ci fu Papa Alessandro II, che vi soggiornò nel settembre 1064. Dalla fine del secolo XIV ebbe inizio il lento declino dell’Abbazia, che fu in seguito abbandonata, con conseguente decadenza del centro abitato corrispondente.
Il monumento più importante di Capolona è Pieve a Sietina, giunta a noi quasi nella sua forma originaria (escluso il campanile di inizio Novecento).
La Pieve a Sietina è ricordata fin dall’inizio del secolo XI con il nome di Santa Maria Maddalena di Setrina e si trova nella “terra barbaritana”, suggestiva dizione per definire una vasta area posta tra Arezzo e il Casentino dove, all’inizio dell’anno Mille, era ancora forte l’impronta delle popolazioni di stirpe germanica che nei secoli passati avevano occupato e si erano stabiliti in queste terre. Nella Pieve a Sietina ci sono affreschi trecenteschi e rinascimentali riportati al loro antico splendore da un recente restauro.
Molti borghi mantengono ancora una tipica foggia medievale con tracce più o meno evidenti di strutture murarie: ricordiamo Castelluccio con la sua “Portaccia”; Pieve di Cenina, Pieve San Martino Sopr’Arno e Pieve San Giovanni con pievi antichissime e la chiesa a Il Santo con testimonianze di origine bizantine; Bibbiano con tratti ben conservati della cinta muraria, e poi Lorenzano, Baciano, Ponina, Cenina, Migliarino, Vezza, Casavecchia, Busseto, Apia, Santa Margherita, Poggio al Pino, Figline, Busenga, Ierna e tanti altri piccoli borghi e casolari dispersi nelle colline.
Sono da segnalare una serie di tracce di strutture difensive e fortificate che facevano probabilmente parte del sistema difensivo risalente all’alto medioevo: Lorenzano, Casella, Caliano, Belfiore.
Un territorio tutto da scoprire, a piedi, in mountain bike o a cavallo, che rende il visitatore il vero protagonista, spingendolo alla ricerca di scorci paesaggistici e viste panoramiche di rara bellezza.

Abbazia di Campoleone

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L’abbazia di Campoleone fu fondata, alla fine del X secolo, dal marchese Ugo di Toscana, per la madre Willa e dotata di estesi territori nella zona di Arezzo, Valdarno e Casentino.[1] Nel Casentino controllava la riva destra dell’Arno, dove passava la via “Casentinensis maior” fino a Fronzola che era il possedimento più a nord della suddetta abbazia.

L’abbazia era dedicata a San Gennaro e si trovava sulla riva destra dell’Arno, nelle vicinanze dell’attuale Castelluccio di Capolona, abbastanza vicina alla città di Arezzo. Si ha una conferma dei beni data da re Corrado II nel 1026,[2]. ripetuta da Federico I Barbarossa, stando il 1º luglio 1161 a Lodi, per l’abate Ugo.[3]

Nel 1165 l’anonimo abate seguì con altri scismatici Cristiano Cancelliere di Federico I Barbarossa, che dalla Toscana scendeva nel Lazio, sottomettendo le popolazioni e devastando castelli ostili come Castro e Cisterna. Il tre giugno 1165 si ritrovarono tutti presso Anagni, città che non poterono prendere. Qui Cristiano rilasciò diploma pro Franciano abate di S. Sepolcro.[4]